“Facciamo un gioco”, dico a Jeff porgendogli un quadernetto vuoto.Visto che a causa di una piccola operazione chirurgica mi trovo convalescente e semi-immobilizzata ad annoiarmi in un letto, m’invento questa cosa.
Lui guarda il quaderno, lo arrotola fino a dargli una forma vergognosamente fallica e, con aria compiaciuta, dice: “Mi piaci quando fai la perversa”.
Senza nemmeno degnarlo di una risposta, riprendo come se nulla fosse.
Si chiama “Quello che hai fatto per me”. Il gioco, intendo. Dura una settimana. Durante la quale si deve ripercorrere mentalmente i due anni e rotti di matrimonio e, ognuno sul proprio quaderno, lasciarci andare ad una confessione intima, scrivendo tutte le cose (gesti, momenti, attenzioni) che – in positivo – l’altra persona ha fatto per noi.
Con qualche variante assomiglia ai compatibility tests che i pastori o i consulenti matrimoniali sottopongono alle future coppie per verificare quanto siano idonee a sposarsi.
Così è. Alla fine della settimana ci scambiamo i quaderni (vietato sbirciare durante!) e ognuno legge i pensieri privati dell’altra persona.
Ora, evitando di scendere in dettagli troppo personali, dico solo che, a lettura terminata, sono io la prima a riconoscere alla mia metà di aver fatto per me più di quanto io abbia fatto per lui.
Ma lui, il mio cowboy zen, anche quando sembra fluttuare a un milione di miglia di distanza, è sempre pronto a porgermi la mano, farmi montare sul suo cavallo e, insieme, galoppare verso un nuovo glorioso orizzonte.
“Hey, mi sa che hai vinto tu alla grande”, mi dice ricominciando ad arrotolare alla cazzo il mio bel quadernino con tanto di scritta I Heart U da me autografato.
Lo guardo sorpresa. “Cos’ho fatto di tanto speciale per te da meritare la vittoria?”
”Hai cambiato il tuo nome”, fa lui. “Dici niente?”
Beh, è vero. Nessuna legge mi obbligava a farlo. Non più, almeno. Anzi, adesso potrebbe anche essere il marito ad assumere il cognome della moglie. Oppure non fare niente del tutto e ognuno vivere col suo nome di nascita. Però, in queste cose mi sento molto tradizionalista, per cui non ho esitato a prendere il suo nome.
Ma – e forse a questo si riferisce Jeff – non si è trattato di un passaggio così semplice.
E allora ripenso…

Come prima cosa mi reco dunque al Department of Motor Vehicles. Prendo il mio numero e aspetto.
Arriva il mio turno. Mi faccio avanti e dico: “Devo cambiare il nome sulla patente”.
“Perché?”, fa quello. (Come, perché?…Perché ho appena svaligiato tutto l’oro di Fort Knox e non intendo farmi prendere, è ovvio).
Tiro fuori il certificato di matrimonio. Quello gli dà un’occhiata con aria annoiata (Stai sicuro che se ci fosse stato il tuo di nome su quel certificato non saresti per nulla annoiato, stronzo!).
Mi chiede la Social Security Card. Gliela do (la Social Security Card).
La guarda, la confronta col certificato di matrimonio e mi fa: ”Ma qui c’è il suo nome” (Beh sì, ma solo perché il mio nome è più bello del tuo).
”Prima deve far cambiare la Social Security Card e poi torna qui”, taglia corto implacabile.
Così mi reco al Social Security Office. Prendo il mio numero e aspetto.
Arriva il mio turno. Con aria decisa (ormai non mi fregano più!), prima che l’impiegata parli, allungo sul banco la mia Social Security Card.
”Devo cambiare il nome”, le sparo con sicurezza.
”Ha già registrato quello nuovo?”, mi sgonfia subito la troia.
Che ne so. Glielo dico qui adesso a lei e lei me lo registra, no?
No cara, no entiende, deve andare all’altro ufficio e farsi rilasciare il documento di registrazione del nuovo nome.
Cambio ufficio. Prendo il mio numero e aspetto.
Arriva il mio turno. Metto sul banco la Social Security Card.
“Devo registrare il mio nuovo nome”, faccio.
“Mi serve il certificato di matrimonio”, fa quello. (Fregato! Ce l’ho con me, tié!)
“Che nome devo mettere?” (No, dico, allora perché mi chiedi il certificato di matrimonio se poi io posso scegliere qualsiasi nome mi venga in mente?…Facciamo Anna Karenina? Obama Barack? Suze Lamb? Wonder Woman?…Ed è così, giuro. Bob Dylan si chiama Bob Dylan non soltanto sulle copertine dei dischi ma anche sui documenti legali e i suoi figli si chiamano Dylan, non Zimmerman).
Poi, tutto d’un fiato, gli sparo un Alexandra Suzanne Meadow Amberson Roberts. (E vedi di scriverlo tutto in una riga, cretino!).
Arriva il mio turno. Rimetto sul banco la Social Security Card col nome “vecchio” e la registrazione col nome “nuovo”. (Ormai ho deciso di non parlare più).
”Torni tra qualche giorno per il ritiro”. (Fottiti, troia).
Finalmente con la mia Social Security Card nuova fiammante torno al Department of Motor Vehicles. Prendo il mio numero e aspetto.
Arriva il mio turno. Metto sul banco la patente col nome “vecchio” e la Social Security Card col nome “nuovo”.
”DL44”, biascica lo sporcaccione. Lo guardo con la faccia di una vacca che sta per essere inculata dal toro più superdotato della contea.
”Ce l’ha la DL44?”, insiste quello (Ma come si permette? Guardi che io mi faccio scopare solo col preservativo, non sono mica una promiscua, io!)
”Ho bisogno la Card Application”, continua inesorabile. (Ahh, la Card Application, la DL44…poteva dirlo prima!)
”No, non ce l’ho”.
”Allora deve telefonare e fissare l’appuntamento” (Senti stronzone, fuori ci sono miglia e miglia di uomini e donne che farebbero la fila per uscire con me e tu mi dici che devo andarmene per poi ritelefonarti e supplicarti di farmi venire di nuovo qui dove sono adesso e dove sono già stata la settimana scorsa?…)
Sì, le cose stanno proprio così.
Esco ripetendomi: “Sono Lexi Amberson, sono Lexi Amberson…per tutta la mia vita nient’altro che Lexi Amberson…”Non ricordo quanti giorni passano prima dell’appuntamento fatale. So soltanto che per manifestare la mia protesta e il mio spregio per la burocrazia insensibile mi presento senza essermi lavata le ascelle né detersa la patata col mio Dove vaginal lotion.
Finalmente compilo la dannata Card Application, consegno la mia nuova foto (accettata senza guardare se sono proprio io oppure Princess Fiona in groppa a Donkey) e mi fanno pucciare il ditone nell’inchiostro.
Beh, pensavo che fosse la polizia a scattare le foto dei colpevoli. Va bene che in California non ci sono più soldi, ma che adesso chi sta per essere arrestato debba portarsi da casa la foto segnaletica mi sembra un po’ troppo!…Ho solo una richiesta da fare: se mi mandate a Corcoran, non mettetemi in cella con Charles Manson, che già dormo poco di mio...Al massimo con Phil Spector, almeno si passa il tempo parlando di rock’n’roll…
Mentre ammiro il mio nuovo pollice stile Michelle Obama, vengo spedita nella stanza accanto. Già mi vedo tutta nuda contro la parete, esaminata rettalmente da una robusta secondina lesbica e infine docciata senza pietà fino alla scarnificazione.
Per qualche istante vengo lasciata sola, in balia dei miei pensieri disperati. Appare infine un impiegato che mi consegna un foglio.
”Dove devo andare adesso?”, chiedo rassegnata senza nemmeno guardarlo.
”A casa”, mi dice quello. “Finché non le spediamo per posta la nuova patente, questo documento vale come sostituto temporaneo”.
”22 dollari”, dice freddamente l’uomo. (E che, ti devo pure pagare per la rottura di ovaie che mi avete procurato?…Pezzente che non sei altro…Guarda, te li do, intanto, se voglio, me li riprendo con due leccate di un pre-pompino al primo che passa)…
Insomma, devo dire, il solo ripensare alla mia impresa mi rende tutta sudata, mentre torno lentamente alla realtà.
“Hai proprio ragione, caro Jeff…Ho vinto io. E anche di brutto”.
Ma poi penso anche al fatto che, mediamente, in California una persona si sposa 3 o 4 volte nel corso della sua vita. Il che significa che dovrei rivivere quest’avventura per il numero raddoppiato, poiché, come in una specie di Gioco dell’Oca, ad ogni divorzio bisogna tornare al punto di partenza, ossia al nome di nascita.
Altro sudore. Mi conviene tornare a fare la carina col mio cowboy zen.
“Noi non divorzieremo mai…Vero, amore?...Dimmi che è così...”
In questa rara fotografia scattata nel 2024si vedono Jeff e Lexi, ormai indifferenti l'uno all'altra,
mentre rivolgono i loro sguardi verso nuovi orizzonti.
In quest'altra foto - invece molto più nota -scattata nel 2022, si vede Jeff in orgogliosa compagnia
di due dei cinque figli avuti da Lexi: Jeff jr. & Little Susie.














Jeff, the acrobatic diver









































































