Thursday, July 9, 2009

L'album di Miami









(Click to enlarge)

Monday, July 6, 2009

Limbo & Ferrari

Peccato non esista una documentazione fotografica che attesti la mia schiacciante vittoria nella gara di limbo organizzata su due piedi dal Newport Beachside Resort per ravvivare un po’ l’ambiente.

Grande signorilità da parte mia quando, a mo’ di premio, mi è stato consegnato un coupon per una bevuta supplementare gratuita.
Raramente mi è capitato di commuovermi così.

Non vorrei portarvi al fallimento”, ho sibilato al ragazzo, ma forse non ha capito.

Subito dopo, con una certa sorpresa, ho avvertito intorno a me un entusiasmo che mi è parso francamente esagerato per una vittoria di limbo.
Fortunatamente mi sono trattenuta per tempo dal fare il segno di vittoria alla Churchill, dal momento che tutta quella eccitazione goliardica era dovuta all’apparizione, alle mie spalle, di Tila Tequila, anche lei ospite del resort.

Per cui ho afferrato il mio coupon e, con grande charme, mi sono ritirata dalla scena andando ad affogare tutta la mia disperazione nel Tropical Drink guadagnato gratuitamente grazie alla mia straordinaria flessuosità corporea.

Hey”, mi fa il barman, “Lo sai che adesso siamo anche su Twitter?
Bello”, gli dico, “Scrivi che ho vinto la gara di limbo e ti spacco tutte quelle bottiglie in testa!"

Meglio è andata a Jeff che si è goduto la visita al nuovo Ferrari Store, da poco aperto a Miami, sul Biscayne Boulevard.

Lui è veramente un patito della Ferrari. Anzi, credo che mi abbia sposata solo perché gli ho detto che, quando stavo in Italia, una volta sono passata da Maranello.

Non escludo che quando maneggia le rotondità delle mie chiappe, anziché sentire profumo di donna, annusi l'odore dei copertoni dell'autodromo di Monza. Wroom-wroom.

Poi, adesso che la FIAT è entrata in Chrysler, si aspetta che da un momento all’altro le strade d’America siano invase dalle rosse col cavallino rampante.
Abbastanza improbabile. Un po’ come pensare di veder sfrecciare le Cinquecento sulle freeways, del resto.

Comunque io sono sempre contenta quando Jeff è contento. E che lo fosse l’ho capito quando dopo avergli detto: “adesso andiamo a vedere l’altro nuovo Ferrari Store, quello di Honolulu?”, lui – senza togliere gli occhi dalla rossa – ha sospirato: “O.k., ancora cinque minuti”.
Completamente fuso.

p.s.: Poi ho controllato. Non era una balla del barista. Il Newport Beachside Resort è davvero su Twitter!

Il nuovo pilota della Ferrari

Friday, July 3, 2009

Libri che parlano di te

(Miami, Florida)

Tra un temporale e l'altro c'è il tempo di fare questo giochino sfizioso che sta girando su Facebook.

15 domande personali alle quali bisogna rispondere usando titoli di libri.
Libri che non devono necessariamente esserti piaciuti ma solo adattarsi - nel titolo - a te e alla tua vita.

Ecco le mie risposte.

1. Sei maschio o femmina?
Ritratto di signora (Henry James)

2. Descriviti:
Alice nel paese delle meraviglie (Lewis Carroll)

3. Cosa provano le persone quando stanno con te?
Attrazione fatale (H.B.Gilmour)

4. Descrivi la tua relazione precedente:
Il salto di Saffo (Erica Jong)

5. Descrivi la tua relazione corrente:
Le affinità elettive (J.W.Goethe)

6. Dove vorresti trovarti?
Sulla strada (Jack Kerouac)

7. Come ti senti nei riguardi dell'amore?
Il nostro bisogno di consolazione (Stig Dagerman)

8. Com'è la tua vita?
A sud di nessun nord (Charles Bukowski)

9. Che cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?
Dio e i suoi doni (Ivy Compton Burnett)

10. Di' qualcosa di saggio:
Tutto è bene quel che finisce bene (William Shakespeare)

11. Una musica:
La ballata del caffè triste (Carson McCullers)

12. Chi o cosa temi?
Il viaggio più lungo (E.M.Forster)

13. Un rimpianto:
Le parole che non ti ho detto (Nicholas Sparks)

14. Un consiglio per chi è più giovane:
Va dove ti porta il cuore (Susanna Tamaro)

15. Da evitare accuratamente:
Uomini e topi (John Steinbeck)

Wednesday, July 1, 2009

Escape to Florida

Baltimore - Miami

Plane ride

Ocean on the left

Flying low over Biscayne Bay and ready to land

Looking over our balcony

Friday, June 26, 2009

Somewhere down below the Mason-Dixon Line

(Ocean City, Maryland)

Qui, nel Maryland (o, come dicono gli indigeni dopo essersi stretti il naso con una molletta invisibile: Merliin!), la gente, oltre a parlare appunto una lingua forestiera e moderatamente incomprensibile, è proprio strana forte.

Voglio dire: se io lascio Los Angeles alle 9 di mattina, e sull’aereo ci resto 5 ore esatte, perché quando arrivo a Baltimore (o, come dicono gli indigeni dopo essersi stretti il naso con una molletta invisibile: Bawlmerr!) la gente si ostina irragionevolmente a sostenere che sono le 5 del pomeriggio anziché le 2, come segna la mia infallibile clessidra da polso?

Possono dire quello che vogliono, ma questi redneck crackers di Bawlmerr Canny (county) si scordano che io scenda per la cena alle 4 del pomeriggio!

Un po’ prima, durante il volo, per ingannare il tempo indico a Jeff una delle hostess e gli chiedo se quella, secondo lui, è un po’ puttana.
E’ il gioco del momento. Da quando Letterman ha detto che Sarah Palin ha un look da “slutty flight assistant”, tutti guardano le hostess con occhio diverso, aspettandosi che da un momento all’altro si mettano a gambe larghe, tirandosi su la gonna per far vedere che non hanno le mutande.

Jeff alza lo sguardo dalla sua rivista di motori e, con inaspettata prontezza, mi fa sapere che in realtà è quell’altra hostess a dargli l’idea di maggior porcaggine.
Risposta sbagliata, mio caro, anzi sbagliatissima.
Lo guardo. Gli dico:
Stammi a sentire, bel ragazzo, ci tieni a fare le vacanze con me o vuoi che ti faccia passare attraverso l’oblò in tutta la tua lunghezza?”

Lui si rituffa come se niente fosse sulle meraviglie della Ferrari mentre io aspetto che la puttana torni nei paraggi per trasformarmi in Dolly Parton. Alla quale, oltre al giorno di nascita – anno escluso, ovviamente – mi accomuna l’acconciatura, la manicure e, diciamolo pure, anche il giro-mammella.

Infilo il mio braccio sotto a quello di Jeff (me lo tengo stretto, non si sa mai) e, in uno struggente tono nashvilliano, gli canticchio sottovoce: “Jolene, Jolene, Jolene, JoleeeeeneI’m beggin’ of ya please don’t take my man!

Fortuna vuole che, in vista di Bawlmerr, alla puttana Jolene non venga in mente di dirci che abbiamo oltrepassato la Mason-Dixon Line.

Non che non ami la storia. La Mason-Dixon Line è il confine (immaginario) che separa la Pennsylvania dal Maryland e, durante la Guerra Civile, segnava idealmente la distinzione culturale tra gli Stati liberi del Nord e quelli schiavisti del Sud.

Ma – e non me ne vogliano i poveri Charles Mason e Jeremiah Dixon - per noi rozzi bovari del West, quando una ragazza dice di essere da qualche parte sotto la Mason-Dixon Line significa soltanto che, con la testa, è andata giù, fino a trovarsi face to face (si fa per dire) con il membro del proprio uomo.

Per cui, nessuna Jolene del cazzo può osare guardare il mio Jeff negli occhi, parlargli dal sud della Mason-Dixon Line e sperare di sopravvivere.

Già mi girano abbastanza, mentre me ne sto tranquilla a tracannarmi una bottiglia d’acqua (ah-battlloh-wootr), sentirmi chiedere se andremo a Wasshninn-oourr-Naawlins (Washington o New Orleans).

No, più semplicemente, mi viene da dire (dopo essermi stretta il naso con una molletta invisibile): “Ahgon-downey-owwshin-city”, tutto di filata e senza respirare. Me ne vado a Ocean City (foto sopra). Dove, nei primi del Novecento, le signore dell'alta società venivano a svernare, per distrarsi dagli stress metropolitani e dai mariti noiosi.

Comunque le vacanze sono iniziate bene ed è tutto molto rilassante. Un po’ di sole, belle passeggiate lungo il boardwalk, tenendosi per mano (quando non si è impegnati a divorare le Thrasher’s Fries, cioé praticamente tutto il tempo), molto shopping, specie in alcuni fantastici negozietti di antiques nella vicina Berlin.

Una sensazione di rilassatezza che mi predispone anche a pensieri strani.
Così, mentre davanti allo specchio del bagno mi abbasso la spallina del prendisole m’immagino che, di colpo, dietro di me, Jeff apra il box doccia e, con perfetta pronuncia da gentiluomo del Sud (dopo essersi stretto il naso con una molletta invisibile) m’inviti a “pitcheur-baneseat-owff”, togliermi il costume, e raggiungerlo.

Mentre finisco di spogliarmi, con il pensiero sono già sotto la doccia, stretta a lui, insaponandolo e cercando il punto esatto in cui scorre la sua Mason-Dixon Line.
Dopodiché, come la migliore delle hostess, lo informo correttamente che mi concederò un lungo scalo tecnico a sud di essa.

Intanto conto fino a dieci e – gambe larghe e mani sui fianchi - fisso la doccia. Se non apre lui, entro io.




Chesapeake Bay

Sunday, June 14, 2009

L'estate nomade

Domani si parte.
Los Angeles-Baltimore. Non-stop flight. Cinque ore esatte per 2.700 miglia. Dopodiché io e Jeff ci mischieremo con la bizzarra umanità della Costa Orientale.
Il nostro programma prevede qualche giorno in Maryland, poi altro volo per il sud della Florida, destinazione Miami. Inizio delle vacanze.
Questa, per me, sarà un’estate un po’ da nomade. Da sola o in compagnia rimbalzerò quasi senza sosta da nord a sud e da est a ovest.
Come la Primula Rossa del celebre romanzo, sarò un po’ qui e un po’ là: “We seek him here, we seek him there, those Frenchies seek him everywhere” (la cercano qui, la cercano là, nessuno sa dire dove cazzo sarà…Traduzione libera).
Mi auguro solo, al termine del mio girovagare estivo, di poter scoprire che c'è ancora traccia della mia California. E non sto pensando a incendi o terremoti.
Difficilmente scriverò qualcosa che superi le quattro righe. Non ho più molta voglia di scrivere. Di me, di politica, di Obama, di questa America che va a rotoli, del vuoto che mi porto dentro. Forse è solo una questione di tempo e di disposizione d'animo, ma adesso mi è difficile trovare un senso alle cose.
Mi limiterò magari a postare qualche foto, se ne avrò di carine da mostrare, accompagnate da quattro pillole di saggezza e due rutti di birra.
Buona estate a tutti.

***


Prima di iniziare le vacanze c'è stata una bevuta.
Un'occasione per rivedere e salutare amici...


...come la simpatica Sarah,
una ragazza moooolto interessante
e perfidamente intrigante...
(lo ammetto: me la farei subito)



...poi altre amiche, magari non così interessanti...

...e poi ci sono gli amici,
che con me sono sempre affettuosi...


...a volte magari anche un po' troppo...
ma non pensate male...
non mi sto berlusconizzando
e questi ragazzi non sono i miei Noemi...
anche perché...


...ho il mio bel maritino con me...

...e anche se lui non sembra molto contento della situazione...
sa benissimo che alla fine,
quando si torna a casa e si chiude la porta,
siamo soltanto noi due.
A quel punto un sistema per fargli passare la luna
prima o poi lo trovo...
Ho mille risorse, io.

Friday, May 29, 2009

1000 miglia


Il bello, con Jeff, è che con lui sono sempre d’accordo su ogni cosa.

Per esempio, io dico: o.k. per la Florida, ma…visto che la Florida è un posto:
A) di pensionati
B) di buzzurri
C) di pensionati buzzurri
…perché non rendiamo culturalmente più attraente la nostra vacanza facendo anche qualche giorno nel più raffinato Maryland?…

…al che lui mi guarda. Mezzo secondo. Poi, come risposta, mi soffia in faccia un: scordatelo.

E’ bello.

Vedi, la storia del Maryland, gli dico, è che vorrei vedere dei cavalli…Pensa, c’è un intero isolotto, Assateague Island, abitato da cavalli allo stato brado…una meraviglia...

Il mondo è pieno di isolotti ed è pieno di cavalli, fa lui.

Da un certo punto di vista il suo ragionamento non fa una piega. Ma, se è per quello, il mondo è anche pieno di mariti stronzi e di gente che divorzia, se vogliamo aggiungere altre due categorie prese a caso.

E poi scusa, fa lui, come la metti con la Virginia, con le due Caroline, con la Georgia? Ci sono tutte loro di mezzo...

Oh ma...se è per me possono venire anche loro. Non sono gelosa delle altre.

Ma lo sai o no che dal Maryland a Miami saranno almeno mille miglia?, mi fulmina Jeff…Forse anche di più.

E allora?, dico io. Tra Baltimore e Ocean City ce l’avranno un aeroplanino diretto al sud, no?...E se lo prendiamo in quei venti minuti in cui non passa un ciclone tropicale, in un paio d’ore siamo distesi a bere margaritas insieme a qualche pensionato panzone col panama in testa.

Jeff mi guarda. Tace. Valuta in silenzio. Io gli faccio gli occhi storti, piego la bocca, gli offro la lingua come una vecchia prostituta assira. So perfettamente d’averlo convinto.

Scordatelo, fa lui. Si va diretti a Miami e basta.

Gelo.

Ma sì, forse hai ragione tu…In fondo non è che mi attiri molto ordinare in camera un vassoio di steamed crabs con del Sauvignon blanc, mentre il tramonto incendia il Chesapeake…e poi, al risveglio, dalla terrazza della nostra camera d’albergo guardarci l’annuale sfilata delle più impedibili muscle cars d’America…

Mentre fingo di studiare la cartina un apparente silenzio cala tra di noi. Ma, nella mente di Jeff, lo so, il rombo poetico di tutti quei motori s’intreccia nel canto irresistibile di cento sirene…vroom vroom, rumble rumble

Effettivamente, a pensarci bene, dice Jeff con sguardo vagamente lobotomizzato, sarebbe un peccato trovarsi nei paraggi e perdersi quella sfilata.

Ma dai, caro…mille miglia…forse anche di più…

Mama, cosa sono in fondo mille miglia?

Ah, non lo so…su questa cartina direi mezza falange del mio dito mignolo.

Appunto, fa lui… Nada, a zip, a sweet fuck all...

Sul fatto che il mio dito mignolo sia un fottuto niente potrei anche avere da ridire, ma una brava moglie sa quando è più conveniente tenere la bocca chiusa, per cui non dico nulla a riguardo e mi ciuccio in silenzio l'unghia del ditino.

Più tardi suona il telefono. E’ mamma.

Sai mamma, le dico con infantile entusiasmo, Jeff non finisce mai di sorprendermi. Pensa…prima di andare a Miami ha deciso di portarmi anche qualche giorno a Ocean City…proprio il posto che sognavo...Sembra quasi che mi legga nel pensiero.

Quel ragazzo è un tesoro.

Ma davvero, mamma.



Saturday, May 23, 2009

Parla con me

Comodo avere la cuoca che ti segue passo passo negli spostamenti di città in città.
Specie negli ultimi giorni dello spring quarter, quando lo studio ti lascia giusto il tempo di respirare e poco altro.

La mia cuoca personale ambulante si chiama Anna. Proprio come la ragazza che, anni fa, era la mia compagna di banco al liceo.

Anzi, più la guardo e più mi convinco che è la stessa persona. Sì, sì, è proprio lei.
Volata dall'Italia apposta per starmi vicino e farmi mangiare.

Tutti ormai hanno questa fissa con me. La prima cosa che mi chiedono amici e conoscenti quando m'incontrano è: "Ma tu mangi?"

"Sei arrivata con l'ultimo treno", dico all'amica-cuoca.
"Ormai sono una bella cicciona. Guarda qui che roba. Tocca. Sembro Hilda, la pin-up taglie forti".
"Sei magra da fare schifo",
dice lei. Mai avuto prima una cuoca che risponde in quel modo.

Ma Anna non è propriamente una cuoca. Non conosce nemmeno la differenza del tempo di cottura tra uovo sodo e uovo alla coque.
Se dovessi definirla in questo momento, direi che è più una spia. Sicuramente al soldo di mia madre, che così pensa di avermi sotto osservazione continua.

Anzi, per dirla tutta: come cuoca, Anna fa veramente schifo.
"Distraiti un attimo", le dico. "Gira la testa, che devo buttare questa porcheria dalla finestra e non voglio offenderti".

"Stronza",
fa lei.
"Forse ti licenzio".
"Non puoi. Mi paga tua madre".

Ad un certo punto ho una proposta per lei. Non mi serve una cuoca. Meglio una donna delle pulizie. Una che mi spolvera l'appartamento da studentessa e mi pulisce il cesso.
"Puoi andare a cagare", dice la cuoca ribelle. E, da come lo dice, intuisco che ci sono scarsi margini per riuscire a convincerla.

Ma, veramente, piuttosto che mettermi in bocca il cibo "cucinato" da Anna sono disposta a cenare tutte le sere da Chung King. Il che non è impresa da poco.

Così sono io ad allietare la sua permanenza qui, offrendole qualche serata divertente. Noi due e, sporadicamente, la pazza Holly, una simpatica ragazza con cui mi sono molto legata di recente (quella con la bocca aperta nella foto in alto).

"Secondo me hai il fisico giusto", dico ad Anna durante una delle nostre uscite. Lei mi guarda diffidente e così le spiego che mi piacerebbe iscriverla ad un incontro di pudding wrestling.
Due ragazze in costume fanno la lotta in una vasca di cioccolata, mentre intorno i ragazzi urlano, incitano, fanno scommesse, si spaccano le bottiglie della birra in testa. Una roba meravigliosa.

"Saresti la Joe Louis del pudding wrestling", le dico. "Io ti farei da agente, poi scapperei coi tuoi soldi e così potrei assumere una vera cuoca".

Ma, cibo a parte, non è male tornare da lezione e, aperta la porta, trovare Anna che mi accoglie con un sorriso e, dopo avermi soffocata nel suo abbraccio da boa constrictor, parla con me.
Perché lei parla con me.

Mi spiace solo che la sua permanenza voli in un attimo. Finita casualmente nel momento in cui posso lasciare Palo Alto e tornare a L.A.

Avrei voluto tingerle i capelli di nero, farle un caschetto come la Lulu di Louise Brooks e, davanti a Jeff, spacciarla per la nostra nuova raffinatissima cuoca. Ma forse è meglio così: odio veder schizzare il sangue nella mia cucina.

"Sarà per un'altra volta", mi dice lei, che sa vedere ogni mia piccola smorfia di delusione.
"Puoi giurarci, Joe Louis".

La guardo e intanto spero che uno stormo di gabbiani impazziti s'infili nei motori dell'aereo.
Potrei dirle che la sua amicizia è una grazia che mi riscalda e mi addolcisce la vita, adesso che non è più sempre e soltanto una coppa di pesche con la panna montata.

Potrei dirle altre cose. Però i gabbiani si tengono alla larga e io ho finito i cioccolatini. Così, mentre mi faccio abbracciare al suono inconfutabile di una ventina di costole rotte, finisce che non le dico un bel nulla. Nemmeno grazie.

"Non sei tu che mi licenzi", mi dice prima di sparirmi dagli occhi. "Sono io che me ne vado".

Per ora, Anna. Solo per ora. Le nostre strade s'incontreranno di nuovo. Ti faccio vedere io.
A presto, bel donnone.


Hilda, la plus-size pin-up girl

Thursday, May 14, 2009

Io & Dio

(Dal diario di Suze Lamb)

Dio disse: "Sia fatta luce!"

"O.k.", gli risposi.

"Per stavolta va bene così...ma la prossima chiedimelo per favore".

(857 - continua)

***

Foto a fianco: Suze Lamb nell'atto di fare luce.


Monday, April 27, 2009

Due cuori in barca


Da dietro la finestra sto ad osservare Jeff tutto preso a caricare in macchina le canne da pesca e l’occorrente per il camping.
Quel ragazzo non sa più cosa fare per cercare di rendere spensierato il mio tempo.

Lui mi conosce. Sa cosa mi piace. Sa che sono una ragazza dai gusti semplici, che ama stare a contatto con la natura e fare quelle cose che procurano gioie semplici. Cavalcare, pescare, sparare ai cervi.

Finisce che si va spesso a pesca, poiché - lo so - Jeff non viene volentieri a caccia con me. Forse perché passa gran parte del suo tempo con un’arma addosso.
Io gli dico sempre che, in realtà, ha solo paura di dover ammettere che, con il fucile, sparo meglio di lui.

Guarda che io sono una donna sensibile”, gli dico con fare innocente. “Certe cose le capiscoPosso anche fare apposta a sbagliare, posso farmi battere se vuoi, così non ti umilio davanti a tutti”.

Lui si calca il berrettino in testa, schiaffeggia l’aria e se ne va sghignazzando per la mia insolente sbruffonaggine. Un giorno o l'altro ci troveremo di fronte nel corral e allora staremo a vedere chi ride.

"E ricordati che il berrettino della Ferrari te l'ho regalato io", gli dico con aria ricattatoria. "Me lo posso riprendere quando voglio!"

Mentre lo osservo mi sporgo un po’ dalla finestra.

Hey, bel ragazzo”, gli urlo, “pensi di dirmi qualcosa prima della partenza o faccio meglio a leggere l’ordine del giorno sul notice board del dipartimento?”

Come si suol dire: love is blind. E’ bello sapere che qualcuno pensa a te e ti organizza la vita. Di solito, nei films, questo è il momento in cui il marito incomincia a versare piccole dosi quotidiane di veleno nel caffè della moglie. Ma forse dico questo perché sono ancora suggestionata dopo aver rivisto Notorious in DVD.

Comunque. Stavolta la destinazione della nostra gita è un punto tra il lago Isabella e il fiume Kern, in fondo alla San Joaquin Valley.
Urca!, mi viene da pensare. Un posticino tranquillo. In quelle acque c’è più gente che affoga di quanta ne esca viva…Ma forse sto pensando troppo a Claude Rains e a Ingrid Bergman. E non c’è un Cary Grant in vista.

In ogni caso. Mi tranquillizza, Jeff. Lui, nel condurre la barca, sostiene di essere una specie di ammiraglio Aubrey. Non gliel’ho chiesto, ma forse si crede anche più bello di Russell Crowe.

Jeff takin' control of the boat...
Personalmente non ho mai visto Jack Aubrey (e nemmeno Russell Crowe) governare una barca in questa posizione...
Jeff però mi assicura (si fa per dire) che si tratta di un numero di alta scuola marinaresca.


E poi lì, nelle acque del Kern River, le trote arcobaleno non ti danno nemmeno il tempo di agganciare la mosca all’amo. Ti saltano direttamente in barca appena ti vedono.
Friggimi, friggimi!”, ti dicono, “aprimi tutta, spalmami con la tua maionese!

Mai capito come si distingue un pesce maschio da una pescia femmina. Jeff dice che si capisce dal fatto che le femmine hanno sempre la bocca aperta e, quindi, prima o poi qualcosa gli si infila dentro.

Usi metafore disgustose”, gli dico con il naso tutto storto, fingendo uno scandalizzato ribrezzo.
Mai usato quella roba”, risponde lui. “Non sono un pervertito”.

Per lui, del resto, tutto ciò che abbocca si definisce sucker. E’ un gioco di parole un po’ difficile da tradurre. Sucker è il nome di un pesce, simile alla carpa, che è molto diffuso nei fiumi della California del Sud, ma, nello stesso tempo, indica anche una persona un po’ ingenua e sciocca, una che abbocca facilmente, che si beve ogni cosa. Per limitarsi a questo tipo di “abboccatrice”.

Che, poi, non so cosa possa fregare a Jeff delle trote arcobaleno, dal momento che qualsiasi bestia tiri su, fosse anche un marlin precipitato in acque dolci, lo ributta subito dentro.

E’ brutto da dire ma quello che in realtà attira Jeff in queste gite fluviali e lacustri è il trovarsi una piccola insenatura appartata e fare lo sporcaccione sull’acqua.
Inutile dire che io cerco fino all’ultimo di resistere, poiché non sono certo il tipo di ragazza che si mette a fare quelle cose, ma lui conosce tali sistemi di pressione psicologica da indurmi alla fine a cedere e farmi diventare la sua partner in crime. Ma si sappia che è tutta colpa sua!

Ah, se Walt Whitman fosse qui adesso”, dico a Jeff mentre mi porge la mano per farmi salire a bordo, “declamerebbe versi come: O Captain! My Captain! Our fearful trip is done...e la letteratura americana avrebbe una bella poesia in piùPer fortuna che ci sono io a scriverla!

Sei un clown”, dice Jeff. Mi ama, non c’è che dire.

Se la ride, Jeff. Solo pesci femmine abboccano alla sua magica lenza.

Poi, naturalmente, come volevasi dimostrare, una bella pesciona dalle squame argentate abbocca alla grande. Ma non faccio in tempo a togliermi lo scarponcino per tramortirla col tacco, perché Jeff l’ha già ributtata nelle acque assassine del Kern...
Ho già capito quale sarà il seguito della nostra navigazione, ma non sto a spiegarlo. Vorrei dire che mi sento come Isacco, ma non vorrei nemmeno dire delle balle.

Mentre Jeff (sullo sfondo) pesca le sue trote arcobaleno,
l'impavida Lexi si concede altri svaghi sulle acque del Kern.

Sarà l’aria, sarà tutto quel verde e quell’azzurro, sarà qualche altra cosa che non si può dire, ma queste gite hanno il potere di rilassarmi e, nello stesso tempo, di ricaricarmi.

Guido io?”, chiedo mentre saltello verso la macchina.
Naah”, fa lui mentre sistema le canne e tutto il resto.

O.k., allora canto. E’ da quando sono Suze Lamb (lo confesso, IO sono Suze Lamb!) che durante i lunghi viaggi in macchina mi metto a cantare.
Jeff si vergogna come un cane. Quando si accorge che lo guardo apre la bocca ma non gli esce niente.

Hai la bocca aperta come una trota arcobaleno femmina”, gli dico interrompendo per un attimo il mio canto. Poi, prima che possa dire qualcosa, riprendo:

I’ll never swim Kern Riveragain”...

Oh yes, Merle Haggard è un gran cazzone. Ma c’è gente di mia conoscenza che lo è anche di più.
§§§


p.s.: Lo so che ultimamente Jeff, con me, non ha avuto molta ciccia da poter abbracciare, ma tutto questo è davvero…osceno!…

Non so, pensavo a Claude Rains, a Ingrid Bergman…e mi sono detta: “Se i ragazzi al Dipartimento vedono questa foto, Jeff è un uomo finito”…

Ti ho in pugno, ammiraglio Aubrey. Ma non ho ancora deciso cosa farò con te…Intanto che ci penso, perché non mi porti una tazza di caffè?...Senza zucchero. Senza niente. Mi raccomando.

Tuesday, April 21, 2009

Soon to come

Prima di tutto. Fare in modo che, ogni volta che mi guardo allo specchio, non sia costretta a dirmi: “Scusi, lei chi è?"
Ho perso talmente tanto peso che la fisionomia del mio viso e le forme del mio corpo ne sono uscite modificate. Le ossa, in certi punti, sembrano volermi bucare la pelle, uscir fuori e ballare il charleston per la stanza.
Mi sono messa in cura. O meglio: mi hanno presa, sbattuta contro un muro e sgridata come una bambina di 4 anni. “Non è che adesso mi ficcate un imbuto in gola per costringermi a mangiare?”, mi sono detta.
I primi frutti cominciano a vedersi. Probabilmente non sarò mai troppo in carne, però piano piano il deperimento si allontana e sto tornando ad essere abbastanza simile a prima. E presentabile senza causare spavento nei bambini.

Poi. A giugno Jeff mi porta in Florida. Se devo essere sincera non è che muoia dalla voglia di andarci, però lui dice che cambiare aria mi farà e ci farà bene.
Devo dire che lui mi ha molto aiutata in questo periodo. Mi ha fatto capire, semmai ce ne fosse bisogno, l’importanza del nostro legame. Ogni giorno che passa capisco quanto l’amore coniugale sia qualcosa che va oltre un semplice sentimento. E’ un’affermazione di libertà e di responsabilità, dove una persona dona tutta se stessa ad un’altra persona, avendo la volontà di fare il suo bene per il bene di entrambi, in un atto d’intimità assoluta.
So che davanti a noi c’è ancora un anno d’attesa, ma, veramente, non vedo l’ora di dare un figlio a Jeff. Possibilmente il primo di tanti. Nel frattempo farò in modo di rendergli piacevole la nostra vacanza in Florida.

Sempre a giugno, forse, dovrei tornare in Italia. Anche se solo per pochi giorni. Il tempo di aiutare mia madre a chiudere la casa e sistemare ogni cosa. Lei viene ad abitare definitivamente in California, vicino a me.
Fino a un po’ di mesi fa non era in progetto una decisione così drastica, ma adesso le cose sono cambiate. Ne sono felice. Così almeno non dovremo più preoccuparci a distanza l’una dell’altra e aver paura che non ci curiamo abbastanza. Non è facile per lei in questo momento. Ma è guardando lei, e dentro di lei, che ho deciso che avrei continuato a vivere. Facendole un po' da figlia e un po' da madre.
Mi dispiace che si tronchi così bruscamente ogni legame con l’Italia ma ho comunque imparato che, in ogni caso, le persone e i luoghi che abbiamo amato restano per sempre nel nostro cuore.

Prima di giugno, se tutto va bene, dovrebbe tornare a trovarmi Anna. Non so dire quanto ami quella ragazza. E’ la migliore amica che abbia mai avuto e, anche da lontano, riesce a farmi sentire il suo affetto e la sua vicinanza più di chiunque altra. Spero che possa venire un po’ qui da me. Avrei bisogno di abbracciarla, di lasciarmi un po’ andare con lei.
Spero anche, se dovesse venire, di risolvere un piccolo problema che si era verificato l’ultima volta che lei è stata a casa mia. Non so perché, e la cosa mi è molto dispiaciuta, ma lei e Jeff non si sono “presi” molto. C’è stata quasi una forma d’antipatia reciproca e quella è stata l’unica volta, in quasi due anni di matrimonio, che mi sono un po’ beccata con Jeff. Il guaio è che Jeff e Anna sono due testoni e quando s’impuntano su una cosa non li smuovi neanche con la dinamite.
Ma stavolta si fa a modo mio. Ci si siede intorno ad un tavolo e lì si resta finché non li vedo darsi la mano e diventare the best of friends. Non sopporto che non si sopportino…Al peggio Anna andrà a dormire nella stalla, ma questi sono dettagli trascurabili.

E’ anche vero che, ultimamente, Anna un po’ se la sta tirando. Specie da quando vive da sola, nel suo nuovo appartamento da single.
A questo proposito mi ha mandato una foto del suo salotto per farmi vedere che ci ha appeso il quadro che le avevo dipinto e regalato tempo fa.
Naturalmente so benissimo che lei lo ha messo lì solo per fare la foto, dopodiché l’avrà di certo sbattuto in cantina insieme ai salami e ai cetrioli sottolio.
Chiaro che, per quei 2-3 giorni in cui sarò in Italia, dovrà andare a recuperarlo, sperando che non sia troppo macchiato.
Ma vedi, cara Anna, io sono molto più furba di quello che pensi tu. Infatti, quando piomberò a casa tua, senza nemmeno togliermi gli stivali tutti incrostati con la merda della mia stalla, salirò sul tuo nuovo divano color giallo cacchina e staccherò dal muro il mio incompreso capolavoro. La mancanza di segni sulla parete sarà l’evidente prova del tuo riprovevole inganno.
A quel punto la mia reazione sarà tremendissima e tu verrai offesa con le parole più sanguinose mai apparse sui vocabolari di mezzo mondo. Voglio proprio vedere, cara la mia cavallona, cosa t’inventerai a tua discolpa…

p.s.: Anna, chi è quel pirla ubriaco che ti ha fotografato tutta storta?...Passi per te, ma almeno il mio dipinto potevi farlo vedere bello dritto, no?

Wednesday, April 8, 2009

Tell me more

(Questionario a cui mi sono sottoposta su Facebook)


1. Sei stata chiamata così perchè qualcun altro si chiamava con questo nome?
Si.

2. Quando è stata l'ultima volta che hai pianto?
Piango tutti i giorni. Ma solo di nascosto.

3. Ti piace la tua calligrafia?
Mi piace talmente tanto che è diventata uno stimolo essenziale nei momenti di autoerotismo.

4.Qual è il tuo pasto preferito a base di carne?
Arrosto.

5. Hai figli?
Non ancora. Ma il tempo si avvicina.

6. Se tu fossi un'altra persona, saresti amica di te stessa?
Penso di no, dal momento che non è facile guadagnare la mia amicizia.

7. Sei una persona ironica?
Sono la figlia di Mark Twain. Naturalmente lui non mi ha riconosciuta perché è uno stronzo.

8. Hai ancora le tue tonsille?
Sì. In compenso non ho più l’imene e due denti del giudizio.

9. Faresti Bungee Jumping?
Non vedo perché dovrei.

10. Qual è il tuo cereale preferito?
Riso.

11. Ti sleghi le scarpe prima di togliertele?
E’ una domanda?

12. Il tuo gelato preferito?
Cioccolato.

13. Cosa noti come prima cosa nelle altre persone?
Gli occhi.

14. Cos'è che ti piace meno di te?
Niente. Amo ogni mio singolo difetto.

15. Cosa ti manca di più?
Una persona che non c’è più.

16. Vorresti che tutti completassero questa lista?
Sì, il pensiero che qualcuno non lo faccia mi toglie il sonno.

17. Di che colore hai i pantaloni e le scarpe in questo momento?
Ho la gonna e sono scalza.

18. Che musica stai ascoltando?
Beyond Here Lies Nothing di Bob Dylan.

19. Se fossi un pastello che colore saresti?
Non lo so. Non mi è mai piaciuto Pinocchio.

20. Profumi preferiti?
La mia pelle, il mare, la cacca dei cavalli.

21. Qual è stata l'ultima persona con cui hai parlato al telefono?
Mio marito.

22. Ti piace la persona che ti ha spedito questa cosa?
Quasi quasi ci farei del sesso.

23. Sport preferito da vedere?
Calcio, hockey, pugilato, ippica.

24. Colore dei capelli?
Biondi.

25. Colore degli occhi?
Marroni.

26. Indossi lenti a contatto?
Più spesso di quanto indossi le mutande.

27. Cibi preferiti?
Tutta la cucina italiana.

28. Film horror o a lieto fine?
Happy ending naturalmente.

29. Ultimo film visto?
Modern Times di Chaplin.

30. Colore della maglia che indossi?
Nera.

31. Estate o inverno?
Autunno.

32. Abbracci o baci?
Baci e abbracci. Anche qualche scopata non è disprezzabile.

33. Chi risponderà più probabilmente?
Quasi nessuno.

34. Chi risponderà meno probabilmente?
Quasi tutti.

35. Che libro stai leggendo?
Una raccolta di fiabe.

36. Cosa c'è sul tuo tappetino del mouse?
Una tazza di caffè.

37.Cosa hai visto in TV ieri sera?
Niente.

38. I tuoi suoni preferiti?
Fare le bolle in mare, le risate dei bambini, il battito d’ali degli angeli.

39. Rolling Stones o Beatles?
Se proprio devo scegliere dico: Stones. Però è una domanda idiota.

40. Qual è il posto più lontano da casa che hai visitato fin ora?
La Russia.

41. Hai un talento speciale?
No, anche se in quelle poche cose che faccio sono superiore alla media.

42. Dove sei nata?
Los Angeles.

43. Chi speri assolutamente che risponda?
Solo chi ha voglia di farlo.

44. Come hai incontrato la tua dolce metà?
Ad una festa del 4 luglio. Io vestivo di bianco. Lui mi ha detto: “Tra qualche anno ti sposo”. Io gli ho risposto: “Non credo proprio, sono lesbica”.

Thursday, March 19, 2009

Nei suoi occhi


Sono tanti, in questi giorni, i ricordi che mi riaffiorano alla mente. Senza che io li chiami tornano a me.
Quando mi guardo intorno e ogni cosa mi fa pensare a lei. Quando prendo in mano un oggetto e so che anche le sue mani l’hanno toccato. Quando chiudo gli occhi e vedo i suoi di occhi. Come se fossero proiettati in me.
I suoi occhi. Li ho sempre davanti. Non mi lasciano.

Ricordo una volta quando stavamo in Italia. Me l’ero portata dietro all’oratorio, perché volevo che si aprisse un po’, che si facesse degli amici, che vincesse la sua timidezza.
Arrivate, gliela presento al don.
Lei è Rebecca”, gli dico, “è mia sorella”.
Rebecca”, ripete lui, “un bel nome biblico”.
Eh sì, mi dico nella mente, sta attenta che adesso mi fa una lezione extra di catechismo e mi racconta tutta la storia di Isacco, di Giacobbe, Esaù e del piatto di lenticchie…
Invece la guarda un po’ e poi fa: “Ha gli occhi buoni tua sorellac’è un mare di bontà nei suoi occhi”.
Poi, una volta sole, la guardo a mia volta e, fingendomi offesa, le dico: “Eh , perché?, nei miei occhi invece cosa ci sarebbe? Un mare di merda?”
Becky rideva. Lei rideva sempre alle mie finte incazzature, alle mie iperboliche esagerazioni. Rideva del mio essere orgogliosa di lei.

Però è così. Becky aveva qualcosa di speciale quando la guardavi. Quando entravi nella profondità del suo sguardo, in quei suoi occhi che ti rapivano.

Quando eravamo bambine, lei, immancabilmente, rimaneva un po’ indietro, sia perché era più piccola di me e anche perché era fragile come una porcellana.
Quande giocate stai sempre con lei”, mi dicevano i miei genitori e siccome io correvo tutto il tempo, ogni due salti mi voltavo indietro per vedere se ci fosse, per non perderla di vista, per aiutarla se fosse stato il caso.
E quando tornavo indietro per “riprenderla”, lei mi guardava con questi occhioni profondi, prima pieni di punti interrogativi e poi sorridenti come due stelle quando le prendevo la manina o l’abbracciavo forte.

Non ricordo un solo litigio con Becky. Lei non era capace nemmeno di farmi un dispetto innocente. In lei non c’era un’ombra di malizia, d’invidia, di minima cattiveria. Piccola dolce Becky.

Quando è tornata anche lei qui, per andare a studiare in un college dell’Est, ci sentivamo più volte al giorno. Al computer, al telefono, in ogni modo, per qualsiasi sciocchezza.
Era entusiasta perché, per la prima volta, conduceva una vita indipendente. Solo lei in questo grande, enorme mondo. E lei lo stava appena scoprendo e assaporando.
Anche da lontano, però, riusciva a trasmettermi le sue emozioni, sempre con quel candore di bimba che aveva in sé.

Un giorno, verso la fine, improvvisamente lei mi chiede: “Tu lo sai quanti anni aveva zia Agnetha quando è morta?”
Zia Agnetha era la sorella di nostra nonna Alexandra ed è morta quando aveva 19 anni.
No, non lo so di preciso”, le dico mentendo, perché era fin troppo chiaro dove volesse arrivare e a cosa stava pensando.
Io lo so invece”, mi fa lei, “però non te lo dico”. E mi ha sorriso. Sapendo che, nel nostro gioco del prenderci in giro, era stata lei ad aver avuto l'ultima battuta. E' così, Becky, hai vinto tu.

Becky era tutta qui. Lieve come un fiocco di neve. Anche nei momenti più disperati. Io spero che mi perdoni se qualche volta, nella mia superficialità, non ho tenuto conto di quanto fosse sensibile e dolce. Di quanto fosse speciale.

Credo che Becky sarà contenta di sapere che, dopo il funerale, durante il ricevimento di famiglia, mi sono presa sottobraccio Tim e gli ho parlato di lei, facendogli vedere la sua stanza, i suoi oggetti, i ricordi a cui era affezionata.
Tim era il suo ragazzo da poco più di un anno ed era così smarrito in mezzo a tutti noi della famiglia.

Prima di partire, di tornare nella sua Virginia, gli ho detto che può venire a trovarci quando vuole. Non credo che lo farà. Lui è così giovane, ha 20 anni, e si farà una nuova vita, com’è giusto che sia. Però sono contenta perché so che lui si porterà sempre dietro una parte di Becky e non la dimenticherà.

Sono tante le cose che vorrei dire e ancora di più quelle che non riesco a dire, perché al solo pensarci mi viene da piangere e da urlare. A volte non resisto, mi sembra di scoppiare per tutti i ricordi che ho di lei. E non sono nemmeno ricordi, perché Becky è una parte di me, è la mia vita.

Così chiudo gli occhi e anche se sono pieni di lacrime io riesco a vederla e a sentirla in me. Anche se è qualcosa che mi fa male, vorrei non perdere mai questa sensazione, perché è tutto quello che mi rimane di lei. Vorrei che i suoi occhi non mi abbandonassero mai.

Negli ultimi giorni ho fatto qualche lavoro "artistico" con le immagini di Becky e glieli ho portati a vedere. A lei piaceva tanto questa.
E' l'ultima cosa che ho fatto per lei.

Sunday, January 25, 2009

The Social Network Dialogues (19-25 gennaio)

20 gennaio

LEXI: Come Kakà anche il brasiliano dei Galaxy, Miglioranzi, giura eterna fedeltà alla maglia. Finora ha 3 presenze. Vuole arrivare minimo a 8.
BRUNO C.: Dal nome mi sembra un uomo ambizioso.

21 gennaio

BRUNO C.: Si vede qualche segnale incoraggiante per l'economia in California quest'anno?
LEXI: Gli Hilton Hotels hanno appena spostato il quartier generale da Beverly Hills a Washington. Quindi direi di no.

22 gennaio

ROBERTO N. (ex-Robinik): Mi dicono che ieri c'era un tuo clone a BS...Freccia Rossa...Ristorante Giapponese...Era Suze Lamb?
LEXI: Che Suze Lamb fosse al Freccia Rossa è improbabile: se c'è una cucina che le fa schifo è proprio quella giapponese...Magari era XX con le extensions.

23 gennaio

DO YOU THINK ALEXANDRA ROBERTS HAS EVER MADE A PORN? (domanda posta dal gioco “What My Friends Think About Me?” su Facebook)
DAVIDE C.: Yes.
LEXI: Conosci anche il titolo del film porno che ho girato?

***

LEXI: Ho appena visto un film dove Sean Young sembra persino un’attrice.
BRUNO C: Ti piace la Lohan?
LEXI: Non mi sono mai fermata a pensare a lei. Non lo so.

***

GIANLUCA NERI: ...e se a uno fosse passata - o stesse passando - la voglia di raccontare?
LEXI: Si spara come Hemingway. Oppure fa il giornalista.

25 gennaio

LEXI: Obama "censura" Rush Limbaugh...Un po' come se Berlusconi - dico per assurdo - emanasse un editto contro Santoro...
SMEERCH: I primi nodi che vengono al pettine?
LEXI: Diciamo che fa quello che fanno tutti.
BRUNO C.: Ma Limbaugh ha dichiarato che Obama non è Gesù.

(Dialoghi apparsi questa settimana su Facebook, Twitter e Friendfeed. Quelli precedenti verranno messi in seguito)

Monday, January 19, 2009

Twenty-two

Mai come quest'anno sono impossibilitata a rispondere singolarmente a tutti coloro che - conoscendomi tramite i vari blogs o l'utilizzo dei social networks - hanno avuto la gentilezza d'inviarmi gli auguri di compleanno.

Tra Facebook, MySpace, Twitter, emails, birthday cards e messaggi privati ho letto finora più di 120 invii da parte vostra.

Grazie di cuore. A ognuno di voi.

***

"A birthday is not an excuse to get any older"

(frase tratta dal biglietto di compleanno di Jeff)
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