C'è una persona alla quale sono particolarmente legata. Si chiama come me, Alexandra Amberson, ed è mia nonna. Domani è il suo compleanno. Tre giorni dopo sarà il mio.
L'anno scorso mi regalò uno scialle di seta nero, con dei bellissimi fiori ricamati. Due anni prima mi aveva portato con sé in Svezia, in una sorta di viaggio sentimentale, e da allora ho sempre saputo cosa significasse per lei quello scialle.
L'anno scorso mi regalò uno scialle di seta nero, con dei bellissimi fiori ricamati. Due anni prima mi aveva portato con sé in Svezia, in una sorta di viaggio sentimentale, e da allora ho sempre saputo cosa significasse per lei quello scialle.
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Stretta in una morsa tra la Norvegia occupata dai Tedeschi e la Finlandia in mano ai Sovietici, la Svezia in quegli anni di guerra aveva mantenuto la sua neutralità. Questo non voleva dire però che le tragedie del conflitto non toccassero le vite quotidiane degli svedesi.
Stig A. era un giovane ufficiale dell'esercito svedese. Orfano dei genitori aveva potuto compiere gli studi e poi entrare all'accademia militare grazie alla benevolenza di Anders F., un imprenditore di Stoccolma amico di famiglia, che lo aveva accolto in casa come un figlio. Qui Stig aveva anche incontrato l'amore, fidanzandosi con Agnetha, la primogenita di Anders.
Durante un ricevimento Stig conobbe un americano, che gli fu presentato da Anders col nome di Benson. Nel dopocena i tre uomini si ritirarono nello studio. Quando uscirono il futuro di Stig aveva preso un'altra strada.
Dall'inizio della guerra la fabbrica di Anders si era messa a produrre cuscinetti a sfera che, per non dare troppo nell'occhio, venivano equamente venduti sia ai Tedeschi come agli Alleati. Ma dietro la facciata della neutralità quasi tutti gli industriali svedesi parteggiavano per l'una o per l'altra parte, cercando di trarre profitto da un'eventuale collaborazione con chi ritenevano potesse uscire vincitore dal conflitto. Sotto sotto la maggior parte delle famiglie importanti di Stoccolma parteggiava per la Germania nazista.
Come ogni paese neutrale in tempo di guerra, la Svezia era diventata un crocevia dei servizi segreti di tutte le nazioni impegnate nella guerra.
Nel 1942, dopo Pearl Harbor, gli Stati Uniti avevano istituito l'OSS (Office of Strategic Services), un servizio segreto diretto dal generale William J. Donovan.
L'OSS (il padre della CIA) si occupava di ogni specie di attività clandestina: spionaggio, controspionaggio, guerra partigiana, guerriglia, propaganda. I suoi rappresentanti erano dislocati in molte capitali neutrali con mansioni di "copertura".
Uno di coloro che operavano in Svezia era "Benson". Tra le sue mosse c'era stata quella di essersi guadagnato la collaborazione di Anders e, tramite questi, di Stig.
"Assunto" da Anders, Stig fu inviato in Norvegia insieme ad un carico di cuscinetti a sfera, destinati a qualche fabbrica locale utilizzata dai Tedeschi a scopi bellici. Contattato dalla resistenza norvegese, Stig fu tenuto nascosto in un appartamento sulle colline intorno ad Oslo.
Quindi partecipò a due sabotaggi: ad una fabbrica chimica e ad una ferrovia. Dopo quella seconda azione, l'Abwehr, lo spionaggio militare tedesco, cominciò le perquisizioni a tappeto, costringendo Stig a fuggire. Per schivare le guardie di frontiera e rientrare in Svezia dovette superare in sci i valichi coperti di neve dell'Hedmark.
La missione di Stig era stata un successo solo parziale. Prima di entrare in Norvegia era stato istruito sull'uso di un particolare dispositivo che consisteva in una scatola di latta contenente esplosivo da attaccare con una calamita allo scafo delle navi sotto la linea d'immersione. Quella fuga precipitosa ma obbligata gli aveva impedito di partecipare al tipo di sabotaggio per il quale era stato inviato.
Anche se era riuscito faticosamente a rientrare in Svezia, Stig fu considerato da Benson un agente ormai "bruciato" per il territorio e ritenne che la sua permanenza potesse essere in quel momento rischiosa per la sua incolumità.
Nei giardini dell'ambasciata americana gli fecero incontrare Anders e la sua promessa sposa, Agnetha, per poi farlo salire su un aereoplano con destinazione Stati Uniti. Prima che la guerra finisse, e prima che Stig potesse ritornare a casa, Agnetha morì.
Verso la fine del 1945 l'OSS fu sciolto e da esso nacquero diverse diramazioni, distribuite nel Department of State e nel Department of War. Stig era ormai inserito all'interno del primo e nonostante gli inviti di Anders a tornare per prendere in mano la sua fabbrica, disse che non avrebbe mai più messo piede nel luogo in cui le sue speranze e i suoi sogni erano morti.
Invece tornò in Svezia, da cittadino americano, nel 1952, per partecipare al funerale di Anders. Ritrovò la casa che aveva visto nascere il suo amore per Agnetha. Ora era abitata soltanto dalla madre e dalla figlia minore, Alexandra, che si ricordava bambina e che adesso aveva 18 anni.
Non ci furono nemmeno molte parole ma quello che accadde dopo non è così inconsueto per le usanze di quegli anni. Stig ripartì anche quella volta e, forse per non irritare il Destino, non fece promesse. Però quella sua nuova casa in California gli sembrò all'improvviso insopportabilmente vuota.
Riusciva a confessare la sua solitudine soltanto nelle lunghe lettere, ben presto diventate quotidiane, che inviava ad Alexandra, la sorella del suo perduto amore. E, parlando di solitudine con lei, finì per sentirsi meno solo.
Ritornò in Svezia nell'estate del 1953 per chiedere ad Alexandra di diventare sua moglie. Alexandra diventò la moglie di Stig.
Nella valigia che, per la prima volta, la portava negli Stati Uniti, Alexandra aveva messo uno scialle di seta nero con fiori ricamati. Era quello che sua sorella Agnetha teneva sulle spalle nei suoi ultimi giorni di vita, quando la malattia la faceva rabbrividire.
"La Vita non aveva predisposto che fossi io la moglie di Stig, ma il Destino ha rimescolato le carte. Sono stata una buona moglie per Stig e lui è stato un buon marito per me".
Stig è morto nel 1981, precipitando in Wisconsin durante uno spostamento in elicottero.
Alexandra vive in California, in quella stessa casa in cui, quando arrivò, echeggiava la solitudine e che oggi, invece, grazie a lei, è una miniera di ricordi.
Stig A. era un giovane ufficiale dell'esercito svedese. Orfano dei genitori aveva potuto compiere gli studi e poi entrare all'accademia militare grazie alla benevolenza di Anders F., un imprenditore di Stoccolma amico di famiglia, che lo aveva accolto in casa come un figlio. Qui Stig aveva anche incontrato l'amore, fidanzandosi con Agnetha, la primogenita di Anders.
Durante un ricevimento Stig conobbe un americano, che gli fu presentato da Anders col nome di Benson. Nel dopocena i tre uomini si ritirarono nello studio. Quando uscirono il futuro di Stig aveva preso un'altra strada.
Dall'inizio della guerra la fabbrica di Anders si era messa a produrre cuscinetti a sfera che, per non dare troppo nell'occhio, venivano equamente venduti sia ai Tedeschi come agli Alleati. Ma dietro la facciata della neutralità quasi tutti gli industriali svedesi parteggiavano per l'una o per l'altra parte, cercando di trarre profitto da un'eventuale collaborazione con chi ritenevano potesse uscire vincitore dal conflitto. Sotto sotto la maggior parte delle famiglie importanti di Stoccolma parteggiava per la Germania nazista.
Come ogni paese neutrale in tempo di guerra, la Svezia era diventata un crocevia dei servizi segreti di tutte le nazioni impegnate nella guerra.
Nel 1942, dopo Pearl Harbor, gli Stati Uniti avevano istituito l'OSS (Office of Strategic Services), un servizio segreto diretto dal generale William J. Donovan.
L'OSS (il padre della CIA) si occupava di ogni specie di attività clandestina: spionaggio, controspionaggio, guerra partigiana, guerriglia, propaganda. I suoi rappresentanti erano dislocati in molte capitali neutrali con mansioni di "copertura".
Uno di coloro che operavano in Svezia era "Benson". Tra le sue mosse c'era stata quella di essersi guadagnato la collaborazione di Anders e, tramite questi, di Stig.
"Assunto" da Anders, Stig fu inviato in Norvegia insieme ad un carico di cuscinetti a sfera, destinati a qualche fabbrica locale utilizzata dai Tedeschi a scopi bellici. Contattato dalla resistenza norvegese, Stig fu tenuto nascosto in un appartamento sulle colline intorno ad Oslo.
Quindi partecipò a due sabotaggi: ad una fabbrica chimica e ad una ferrovia. Dopo quella seconda azione, l'Abwehr, lo spionaggio militare tedesco, cominciò le perquisizioni a tappeto, costringendo Stig a fuggire. Per schivare le guardie di frontiera e rientrare in Svezia dovette superare in sci i valichi coperti di neve dell'Hedmark.
La missione di Stig era stata un successo solo parziale. Prima di entrare in Norvegia era stato istruito sull'uso di un particolare dispositivo che consisteva in una scatola di latta contenente esplosivo da attaccare con una calamita allo scafo delle navi sotto la linea d'immersione. Quella fuga precipitosa ma obbligata gli aveva impedito di partecipare al tipo di sabotaggio per il quale era stato inviato.
Anche se era riuscito faticosamente a rientrare in Svezia, Stig fu considerato da Benson un agente ormai "bruciato" per il territorio e ritenne che la sua permanenza potesse essere in quel momento rischiosa per la sua incolumità.
Nei giardini dell'ambasciata americana gli fecero incontrare Anders e la sua promessa sposa, Agnetha, per poi farlo salire su un aereoplano con destinazione Stati Uniti. Prima che la guerra finisse, e prima che Stig potesse ritornare a casa, Agnetha morì.
Verso la fine del 1945 l'OSS fu sciolto e da esso nacquero diverse diramazioni, distribuite nel Department of State e nel Department of War. Stig era ormai inserito all'interno del primo e nonostante gli inviti di Anders a tornare per prendere in mano la sua fabbrica, disse che non avrebbe mai più messo piede nel luogo in cui le sue speranze e i suoi sogni erano morti.
Invece tornò in Svezia, da cittadino americano, nel 1952, per partecipare al funerale di Anders. Ritrovò la casa che aveva visto nascere il suo amore per Agnetha. Ora era abitata soltanto dalla madre e dalla figlia minore, Alexandra, che si ricordava bambina e che adesso aveva 18 anni.
Non ci furono nemmeno molte parole ma quello che accadde dopo non è così inconsueto per le usanze di quegli anni. Stig ripartì anche quella volta e, forse per non irritare il Destino, non fece promesse. Però quella sua nuova casa in California gli sembrò all'improvviso insopportabilmente vuota.
Riusciva a confessare la sua solitudine soltanto nelle lunghe lettere, ben presto diventate quotidiane, che inviava ad Alexandra, la sorella del suo perduto amore. E, parlando di solitudine con lei, finì per sentirsi meno solo.
Ritornò in Svezia nell'estate del 1953 per chiedere ad Alexandra di diventare sua moglie. Alexandra diventò la moglie di Stig.
Nella valigia che, per la prima volta, la portava negli Stati Uniti, Alexandra aveva messo uno scialle di seta nero con fiori ricamati. Era quello che sua sorella Agnetha teneva sulle spalle nei suoi ultimi giorni di vita, quando la malattia la faceva rabbrividire.
"La Vita non aveva predisposto che fossi io la moglie di Stig, ma il Destino ha rimescolato le carte. Sono stata una buona moglie per Stig e lui è stato un buon marito per me".
Stig è morto nel 1981, precipitando in Wisconsin durante uno spostamento in elicottero.
Alexandra vive in California, in quella stessa casa in cui, quando arrivò, echeggiava la solitudine e che oggi, invece, grazie a lei, è una miniera di ricordi.


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