Wednesday, January 3, 2007

Un matrimonio al lago



(South Lake Tahoe)

L’unica volta che il coordinatore nuziale si rivolge a noi due è per domandarci se siamo coscienti di essere testimoni di matrimonio. Dando per scontato che sia io che Jeff siamo in grado di firmare con i nostri nomi, questa è la sola domanda alla quale la procedura ci impone di rispondere. I nostri due "sì" devono essere sufficientemente convincenti, in quanto la cerimonia prosegue senza intoppi e Sheila e Gary possono essere proclamati marito e moglie.

Nei minuti precedenti giro per la cappella e guardo le foto delle coppie che qui si sono sposate e vedo che ci sono almeno una ventina di Elvis. Alcune delle spose hanno l’abito bianco, ma la maggior parte indossa camicette con borchie e jeans ricamati da cowgirl.
Per ridurre al massimo le spese Sheila e Gary hanno rinunciato al servizio musicale offerto dall’agenzia. Dal mio computer pescano questa canzone delle Dixie Chicks, che diventa il loro pezzo nuziale. Quando viene suonata durante la cerimonia Jeff mi guarda un po’ perplesso. Non sono d’accordo. Se ci si dimentica che è una canzone anti-Bush, non è poi così fuori tema. E poi loro sono comunque bravissime e chissenefrega della politica.

Per quanto ne sappia Sheila e Gary potrebbero anche essere due rapinatori oppure lui un maniaco e lei la sua prossima vittima. Più probabilmente sono solo due bravi ragazzi che hanno fatto il liceo insieme e sono cresciuti in una città che ha lo stesso ZIP.
Quel che è certo è che la mia firma e quella di Jeff sono finite su un certificato di nozze che verrà piegato in quattro, riposto nel fondo di un cassetto e tenuto nascosto persino ai genitori.

Il cielo cambia rapidamente in inverno a South Lake Tahoe e, già da domani, si aspetta la neve. Sono grata a Jeff di avermi portata qui per una vacanza postnatalizia. Ne avevo un ricordo diverso, ma sono passati alcuni anni da quando c’ero stata con mio papà. E poi allora era estate ed era pieno di gente. Ma è sempre bellissimo, uno dei posti più incantevoli di tutta la California.

Persino un tipo rotto alla vita come Mark Twain restò a bocca aperta quando, nel pieno della sua giovanile avventura nel West, vide le sponde del lago Tahoe. E sì che ne aveva visti di luoghi.
Passata l’adolescenza a condurre battelli sul Mississippi, si era poi arruolato volontario tra i Confederati non appena era scoppiata la guerra col Nord. Ma quasi subito disertò, prendendo la via dell’ovest a bordo di una diligenza. In Utah capitò tra i Mormoni e conobbe Brigham Young, il loro capo. Fece il minatore in Nevada e, sulla sua strada per San Francisco, dove avrebbe iniziato la sua vita di scrittore, si trovò davanti agli occhi questo gioiello della natura incastonato tra i monti della Sierra Nevada (o, semplicemente, La Sierra, come la si chiama qui, forse per distinguerla dall’omonima catena messicana).
Se ne sarebbe ricordato in uno dei suoi primi libri, Roughing It. Non so se sia mai stato tradotto in italiano (il titolo è un modo di dire che indica una vita difficile), ma come ogni suo scritto merita di sicuro la lettura.

Il fantasma di Mark Twain conduce il battello
dalle acque del Mississippi a Lake Tahoe
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Arrivare da queste parti, in quel tempo, era un’autentica avventura. Il primo uomo bianco ad avvistare Lake Tahoe era stato Kit Karson e la scoperta era avvenuta soltanto una quindicina di anni prima che ci passasse Mark Twain.
Il territorio era abitato dai Washoe, lì confinati in una forma di semi-schiavitù dalla tribù nemica dei Paiute. Le due tribù se l’erano sempre date di santa ragione, finché i Paiute, evidentemente quelli più svegli, impararono ad andare a cavallo e non ci fu più storia.
Nel West non ancora colonizzato della prima metà dell’Ottocento saper catturare, domare e montare un cavallo voleva dire in primo luogo spostarsi più facilmente tra quelle regioni sconfinate, scansando gli inverni e la mancanza di cibo, e poi poter avere la meglio sul proprio nemico.

In quegli anni appena successivi alla scoperta del luogo era freschissimo il ricordo di una vicenda che aveva sconvolto la California e che ancora oggi è ben conosciuta nella storia di questo stato.
Un gruppo di 87 pionieri provenienti dall’est (la Carovana Donner) rimase intrappolato tra le bufere di neve che flagellavano la Sierra durante l’inverno. Impossibilitati a proseguire il cammino, senza più scorte di cibo, dovettero ricorrere ad atti di cannibalismo (sui corpi dei morti) per poter sopravvivere.


Lake Tahoe, uno dei laghi più profondi al mondo

Poi, con gli anni, la bellezza del luogo ha attirato sempre più persone, diventando una rinomata meta turistica.
Tagliato da un’immaginaria linea di confine, il lago appartiene per due terzi alla California e per il rimanente al Nevada. Non c’è dubbio che il maggior influsso turistico alla zona è stato dato dalle sponde che lambiscono il territorio del Nevada. Non per una maggiore attrattiva panoramica, bensì per la presenza capillare delle case da gioco.

Come un po’ tutti gli stati confinanti con la California, anche il Nevada soffre di una sorta di “complesso d’inferiorità” che ha spesso cercato di combattere rendendo perfettamente legale tutto ciò che nel Golden State è invece illegale.
E’ così che il gioco d’azzardo, in Nevada, ha sempre potuto godere della più assoluta liberalità legislativa, diventando a tutti gli effetti la componente basilare dell’economia dello stato. E siccome una delle figure più ricorrenti a spuntare intorno ai tavoli da gioco è quella della prostituta, si è pensato bene di concedere a ogni singola contea la possibilità di rendere legale la prostituzione, se lo si ritiene opportuno.
Il Nevada è anche l’unico stato americano (credo) in cui un adulto che pratica qualsiasi tipo di sesso, compreso l’orale e l’anale, con un ragazzo o una ragazza minorenne non va incontro a nessuna sanzione.

Oltre a tutto ciò che ruota intorno al gioco d’azzardo, a pesare sull’economia del Nevada è il business legato ai matrimoni facili e ai divorzi altrettanto facili. Da nessun’altra parte ci si può sposare od ottenere il divorzio con la stessa facilità, la stessa velocità, la stessa spesa contenuta.


Ma delle medesime facilitazioni matrimoniali ora ci si può approfittare anche lungo la parte californiana di Lake Tahoe. E’ sufficiente presentarsi in orario d’ufficio presso una di queste agenzie o in una cappella mostrando soltanto la patente e la licenza di matrimonio (che viene rilasciata in due secondi in qualsiasi contea).
Poi uno potrebbe anche essere un pluriomicida ricercato, essere positivo all’HIV, essere bigamo o avere in corso una causa di divorzio. Non importa. Basta trovare due passanti che facciano da testimoni (anche un bambino che sappia scrivere) e in dieci minuti si è sposati.

Il ricorso a questo tipo di matrimonio è molto più diffuso di quanto si possa immaginare e in molti casi rimane un segreto ben custodito. Ci sono giovani coppie che, finito il liceo e prima di doversi dividere per il college, vogliono sigillare il loro amore con qualcosa che sia simbolicamente più forte di una promessa romantica e allora vengono qui a sposarsi, all’insaputa di familiari ed amici.
Se poi, come spesso accade, ci si lascia per davvero, quel documento rimane un segreto della coppia e, a meno di stronzaggine o di voglia di vendetta di uno dei due, non costituisce un ostacolo a un eventuale futuro matrimonio “ufficiale”. Non è il massimo della legalità ma il sospetto che, in giro per il mondo, ci siano un bel po’ di bigami è fondato.


A Lake Tahoe il cielo cambia in fretta in inverno

Durante la cena Gary e Sheila (più Gary che Sheila) si appassionano nel sentire che quando sono stata qui la volta precedente mio padre mi ha portata fino a Ponderosa, sulla punta estrema del lago, dalla parte del Nevada.
Visitare il ranch della famiglia Cartwright era stato divertentissimo. C’erano dei tratti da percorrere a cavallo, poi si saliva sulla diligenza e ad un certo punto si veniva assaliti da una banda di rapinatori e tu dovevi stare lì con le braccia alzate sotto la minaccia delle pistole. All’improvviso spuntava un cowboy solitario che, schivando le pallottole, faceva mangiare la polvere ai banditi (che potevano rialzarsi solo quando i turisti se n’erano andati).
Dopo aver ringraziato il pistolero che ci aveva salvati dalla rapina (e forse dall’essere ammazzati sul posto), c’era il momento toccante in cui si poteva sostare davanti alle tombe della famiglia Cartwright. Erano tutti lì. Ben con i suoi tre figli: Adam (quello serio), Hoss (il gigante buono) e Little Joe (quello bello).

Purtroppo adesso non è più possibile visitare il ranch, da quando è stato acquistato da David Duffield, il fondatore della People Soft e uno degli uomini più ricchi della California. Il governo del Nevada vorrebbe che non distruggesse il ricordo legato a Bonanza, ma pare che al riccastro non freghi un granché di queste memorie nostalgiche del pubblico americano.

Quando salutiamo i neosposi le acque del lago sono quasi sparite sotto una coltre di nuvole minacciose.
Jeff dice che posso anche darla a bere a due dell’Oregon con la storia delle tombe dei Cartwright ma che a lui non gliela si fa, perché sa benissimo, lui, che Adam è ancora vivo e che quindi non può essere sottoterra. Ridiamo forte nella notte mentre un vento gelido e tagliente ci fa affrettare il passo verso la nostra capanna.

Se stanotte nevica come si prevede, dico io, domani non sarà facile uscire. Non se ne lamenta Jeff. Lui ha già detto che vuole farmi bere quel tanto che basta per condurmi davanti al ministro di cerimonia e magari chiedere a Sheila e a Gary di ricambiare il favore. Ma non è detto, comunque, che io debba essere sbronza per farlo.

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